[LIC] C'è qualcuno che ride


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C’è qualcuno che ride

Canta l’epistola era tipicamente umoristico, tu ridi è umoristico ma alla fine non c’è più niente da ridere e nemmeno troppo su cui riflettere ma prendere le cose con filosofia senza rifletterci troppo. Pubblicato il 7 novembre 1934 sul Corriere della Sera, in pieno regime fascista. L’umorismo è ormai abbandonato, anche se se ne parla.

La scena

Siamo ad una festa non si capisce azione in poche ore, siamo nella scena.

Dentro «serpeggia», «come [..] una vipera» semicamente vuole raffigurare il pericolo. Però perché qualcuno si preoccupa se qualcuno ride ad una festa, anzi, si angoscia e mette in pericolo? Ridere è una sfida, quindi viene messa sotto accusa, guardandosi intorno, per rimproverare l’artefice della risata. Codice ermeneutico: chi ride? perché? cosa significa il riso che mette in angoscia gli altri?

(Il salone enorme, illuminato sopra la folla degli invitati dallo splendore di quattro grandi lampadarii di cristallo, rimane in alto, nella tetraggine della sua polverosa antichità, quasi spento e deserto; solo pare allarmata, da un capo all’altro della volta, la crosta del violento affresco secentesco che ha fatto tanto per soffocare e confondere in un nerume di notte perpetua le truculente frenesie della sua pittura; si direbbe non veda l’ora che ogni agitazione cessi anche in basso e il salone sia sgombrato.)

Il soffitto, antico, ha un alone di tetro. C’è contrapposizione, con codice simbolico, basso-alto e luce-tenebra e folla-deserto. La scena, affrescata che si vede sul soffitto, illuminata mentre il resto al buio, raffigura qualcuno come allarmato da quel che succedeva giù. L’affresco è del ‘600, quindi barocco, scelto perché nel ‘900 era visto come qualcosa di truculento, sembra che l’affresco abbia fatto il possibile per nascondersi e sperare che la stessa potenza mortuaria che sta in soffitto cada anche sotto. Però, ora l’opposizione di prima tra l’affresco e la folla non sussiste più, perché non è più deserto e addirittura spera che giù sia come su. Prima viene attivato il contrasto per poi essere disattivato subito, perché? Per spiazzare il lettore: prima dà delle coordinate e poi si tolgono i punti di riferimento, il narratore quindi vuole comunicare ansia.

simulazione

Ora, sorridere di compiacenza sarà lecito, sarà credo anzi doveroso, se è vero che la riunione – molto seria – vuole anche aver l’aria d’uno dei soliti trattenimenti cittadini in tempo di carnevale.

Il sorriso di compiacenza non è nulla di umoristico, perché di circostanza, senza alcuna riflessione ma perché bisogna sorridere. Lo stesso al momento la risata sentita, non abbiamo elementi finora. La riunione è in tempo di carnevale, ci si aspetta che sorrida, ma è strano che un «solito appuntamento cittadino» «in tempo di carnevale» sia serio. Continua a dirci una cosa e poi il suo opposto, ci confonde, ma ci dice sicuramente che: i sorrisi sono non sinceri, avvalorato dal periodo carnevalesco quindi, maschere.

Il «tappeto nero» indica il lutto (e il regime), sono calvi e così magri da sembrare teschi che suonano senza fine, scena che sembra infernale capovolgendo del tutto la contrapposizione iniziale tra soffitto e folla, perché anche qui c’è morte e angoscia.

Le coppie ballano per far finta che ci sia una festa (simulazione), ballando all’invito e quasi al comando dei fotografi. Perché? Quando ci sono cinegiornali e altre occasioni pubbliche le persone sono costrette a sorridere per via del regime fascista, per darne una certa immagine di consenso e positiva.

Stridono però talmente il rosso, il celeste di certi abiti femminili ed è così ribrezzosa la gracilità di certe spalle e di certe braccia nude, che quasi quasi vien fatto di pensare quei ballerini non siano stati estratti di sotterra per l’occasione, giocattoli vivi d’altro tempo, conservati e ora ricaricati artificialmente per dar questo spettacolo.

C’è grande contrasto tra la bellezza che ci si aspetta dalle donne in abito da sera ma con contrasti così brutti nei colori, sono pugni in un occhio (che singolarmente celeste e rosso sono morbidi ma assieme inguardabili), lo stesso i ballerini che vengono visti come automi. Contrapposizione attivata e subito disattivata tra i ballerini e automi.

Questo clima horror, fantastico. Probabilmente è anche un po’ preso da Poe (o Hoffmann) perché Pirandello negli ultimi anni della sua vita andò negli USA, perlopiù per il teatro.

Il narratore è confuso nella folla e ne fa parte.

La tavola dei rinfreschi è squallida e, stranamente (visto il clima allucinato che anche una cosa normale sia quasi fuori luogo), i fiori siano veri. I fiori comunicano tristezza non gioia perché strappati alla vita, inoltre la «pallida rosa» «già disfatta» «odore morente di carne incipriata» quindi anche l’idea della bellezza di chi si incipria è di putrefazione. Tutti i luoghi in cui si cerca o si dovrebbe trovare bellezza si trova morte.

Vestito in domino: abito settecentesco, lungo e nero incappucciato, sembra il membro della confraternita in cerca del funerale di un fratello. Anche l’elemento carnevalesco del domino diventa funereo, di morte.

«Adunata»: per quei tempi voleva dire solo un richiamo ai momenti pubblici del regime. Per far capire al lettore che sta parlando della sua stessa vita. Fa sentire nella folla, il singolo. Non potendone parlare apertamente introietta su di sé la censura cercando di schivarla, alludendo indirettamente.

Pirandello e il fascismo

richiesta pubblica di iscrizione al partito sul slideFromTop

il «momento più propizio» da poco ucciso matteotti, con esplicita assunzione di responsabilità di Mussolini, nel momento più nero in cui dice che è un regime libericida. Dichiarazione di Priandello a «L’Idea Nazionale».

È scandaloso. Pirandello era per motivi famigliari era legato al risorgimento e ne vedeva la continuazione, poi era conservatore di destra, ma ancora di più: Pirandello per primo denuncia un’inutilità della vita quindi una figura autoritaria come quella del fascismo potrebbe essere la risposta che poteva risolvere questo problema.

§ digressione

Mussolini su Pirandello

Da giovane lo apprezzavo poi tra Pirandello e il fascismo non c’è nulla a che fare (vedi il fu Mattia Pascal).

legame con mussolini e teatro

Pirandello sperava che Mussolini finanziasse il teatro ma, dopo insistenza, nel marzo del 1934 (poco prima di questo racconto) viene presentata la favola del figlio cambiato (d’avanguardia), alla prima rappresentazione assiste anche Mussolini. I fascisti lo fischiano, va da Mussolini ma viene lasciato fuori dalla porta. Da qui cambia direzione l’autore. Gli era successa una cosa simile, poco prima era successa una cosa simile con la stessa opera nella Germania nazista.

Nei giganti della montagna, vuole far ancora allegoria di come l’arte è stata uccisa dal regime.

la satira inceppata

Hegel: contrapposizione di una soggettività finta ad una oggettività degenerata. La condizione del narratore è bloccata nel racconto perché effettivamente anche lui sta, o è stato, dalla parte di chi critica nel regime, si sente anch’egli marcio. Quindi è una satira a tutti gli effetti ma non può avere pienamente luogo perché chi critica fa parte dell’oggetto che critica.

§

diffidenza

Ora, perplessi se convenga meglio appartarsi o mettersi in mostra (che non sarebbe neanche facile tra tanta folla) l’uno osserva l’altro, e chi si vede osservato nell’atto di tirarsi indietro o di cercare di farsi avanti, appassisce e resta lì; perché sono anche in sospetto l’uno dell’altro e la diffidenza nella ressa dà smanie che a stento riescono a contenere; occhiate alle spalle s’allungano oblique che, appena scoperte, si ritraggono come serpi.

nessuno si fida di nessuno, si guardano tutti ma non direttamente negli occhi e nemmeno sanno perché stanno lì.

Come nel fascismo contrapposto a quello che il regime voleva far pensare sulla comunità e sulla sua bontà.

Tutti sono in ansia perché tutti sono colpevoli ma nessuno sa come vadano le cose, allegoria della dittatura in cui sono tutti terrorizzati, non puoi chiedere, non puoi agire come preferisci, non ci si può fidare degli altri e fanno di te un morto in vita.

Forse il potere agisce, non ha volto e le cui ragioni appaiono incomprensibili, riunendosi in una stanza segreta. Si cerca di capire dalla posizione ed aderenze e conoscenze delle persone chiamate nella stanza segreta. E non si riesce a comprendere che decisione il potere voglia prendere. La dittatura è diventata un sistema di potere che getta l’uomo in panico.

Pirandello non fa una critica diretta alla politica e società fascista, ma parla di qualcuno che ci credeva e che ora non riesce più, sta parlando del proprio atteggiamento, una incomprensione che ha lui adesso nei confronti del potere.

orgasmo: propriamente è eccesso di agitazione.

Paragrafi lunghi, con pochi punti, spezzettati: tecnica stilistica per alimentare l’ansia del lettore.

Sintomatologia fisica dell’ansia non solo psicologica, abbottonare e sbottonare di continuo la giacca, guardare spesso in alto, etc. l’ansia ci riduce a marionette (tema della burattinizzazione). Non hanno interiorità e son automi, chi l’ha generata l’ansia e questa assenza? Il potere. Come rende i personaggi, la burattinizzazione? Ridicoli. Charlie Chaplin e Totò, comici che mettono in atto la stessa cosa attraverso i vestiti o la mimica.

Meglio far vista di niente. Pensare a cose aliene. La Pasqua ch’è bassa quest’anno. Uno che si chiama Buongiorno. Ma che soffocazione intanto questa commedia con noi stessi.

Si parla direttamente del comico, frasi di circostanza sulla pasqua, ma importante viene fuori il noi quindi si vede che il narratore è ostaggio e colluso con la folla, motivo per cui la satira non riesce ad avere luogo completamente.

Il fatto (se vero) che qualcuno ride non dovrebbe far tanta impressione, mi sembra, se tutti sono in quest’animo. Ma altro che impressione! Suscita un fierissimo sdegno, e proprio perché tutti sono in quest’animo: sdegno come per un’offesa personale, che si possa avere il coraggio di ridere apertamente. L’incubo grava così insopportabile su tutti, appunto perché a nessuno par lecito ridere. Se uno si mette a ridere e gli altri seguono l’esempio, se tutto quest’incubo frana d’improvviso in una risata generale, addio ogni cosa!

altro che impressione suscita sdegno che tutti abbiano quest’animo. Una cosa aperta e naturale come il riso viene considerato un oltraggio. Una risata in quel momento la risata dà un’idea di comico come rivolta, perché ride chi è vivo non come chi sta nella folla, morto, il riso come possibilità di insurrezione. Se in qualche modo la vita viene portata qui tutto questo regime di menzogna cade, quindi le risa sono pericolose perché il potere ha interesse a che l’incubo venga protratto e anche i convitati hanno interesse (collusi) che il regime permanga e dia tranquillità.

Bisogna che in tanta incertezza e sospensione d’animi si creda e si senta che la riunione di questa sera è molto seria.

la riunione è una buffonata, e ci sono solo complici del potere.

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